Il giornale francese Le Parisien annuncia che dalla scorsa primavera, per almeno tre volte, Michael Schumacher è stato trasportato all’ospedale Georges-Pompidou di Parigi per una cura a base di cellule staminali. L’ultima volta è accaduto il 9 settembre 2019, quando l’ex pilota di Benetton e Ferrari è arrivato in ospedale nel primo pomeriggio. Schumacher, in cura in Svizzera dopo l’incidente sugli sci del dicembre 2013, sarebbe arrivato alle 15.40 su una barella oscurata da una copertura blu scuro.

Il sette volte campione del mondo è ricoverato nell’Unità di monitoraggio del Dipartimento di chirurgia cardiovascolare della struttura sotto la supervisione del professor Philippe Menasché, cardiochirurgo 69enne, che fa parte anche del Consiglio di amministrazione dell’Istituto del cervello e del midollo spinale dell’ospedale Pitié-Salpêtrière di Parigi e che ha aperto la strada alla terapia cellulare per curare l’insufficienza cardiaca. Philippe Menasché, infatti, nel 2014 eseguì un trapianto di cellule staminali su un paziente con una insufficienza cardiaca. Primo al mondo. Da allora Philippe Menasché porta avanti nuovi esperimenti iniettando per via endovenosa un cocktail di secrezioni terapeutiche preparate in laboratorio da ultra-giovani cellule cardiache, esse stesse derivate da speciali cellule staminali. La terapia che sta effettuando Schumacher è top secret ma da quanto ricostruito da Le Parisien, Michael Schumacher verrà sottoposto ad una serie di trasfusioni di cellule staminali per ottenere un’azione antinfiammatoria sistemica. Contattata dal quotidiano, la direzione dell’ospedale non ha smentito né confermato l’indiscrezione.

Sulla tipologia di cure, sebbene resti il massimo riserbo, l’ipotesi più probabile – secondo Le Parisien – è che l’uso delle cellule staminali sia mirato ad evitare un cedimento dei tessuti di organi come cuore e fegato dopo tanti anni di coma e immobilizzazione, evitando così complicazioni cardiache o epatiche.

Ancora una volta le cellule staminali diventano protagoniste di nuove terapie atte non solo a curare ma anche a prevenire danni maggiori determinati da comorbilità.