Tipologia cellulare: staminali ematopoietiche del cordone ombelicale

2012_05_21_staminali21/05/2012 – Nel Dicembre 2011, durante il 53o Annual Meeting and Exposition dell’American Society of Hematology, il Professor Cutler annuncia l’inizio di un trial clinico in diversi ospedali di Boston, basato sull’ utilizzazione delle staminali cordonali, pretrattate con la 16,16-dietil PGE-2 (FT1050), il quale permetterà di ridurre il tempo di attecchimento del trapianto, che in passato determinava un ritardo nella ricostruzione delle progenitrici per le cellule del sangue nel midollo osseo. Finché il sistema ematopoietico non ricomincia a funzionare, i pazienti risultano esposti a gravi infezioni e ad altre complicazioni. Questo principio attivo naturale, migliorando la velocità e la qualità del trapianto, minimizza il pericolo di GVHD.

I primi risultati della sperimentazione confermano pienamente le speranze sul sinergismo terapeutico tra questo farmaco e le staminali del cordone ombelicale.

Il Dottor Zon scopre il farmaco dopo complesse ricerche su un piccolo pesce tropicale, diffuso in India e Malesia: il danio rerio. L’innesto va a buon fine in tutti i soggetti infusi, mentre gli effetti collaterali appaiono molto ridotti, rispetto alle esperienze passate, senza l’ FT1050.

Anche in questo caso viene confermata la sicurezza dei trattamenti con le staminali del cordone ombelicale, che risulterebbe ancora maggiore se si potesse ricorrere sempre alle autologhe, conservate alla nascita dai genitori dei bambini. Infatti utilizzando queste ultime si sarebbe potuto certamente evitare l’ unico caso di Graft Versus Host Disease di grado II, verificatosi durante il trattamento. I livelli dei globuli bianchi neutrofili tornano a valori normali in media dopo 17,5 giorni, rispetto ai precedenti 21: viene eliminata completamente la differenza nei tempi di attecchimento rispetto alle cellule staminali del midollo osseo, decisamente più rischiose per le reazioni GVHD. L’ FT1050 porta ad abbreviare la durata del trapianto di 3 o 4 giorni, riducendo i pericoli nell’ organismo indifeso dei malati leucemici. Vi sono solide evidenze che possa rivelarsi valido anche contro i linfomi.

La Food and Drug Administration (FDA) ha espresso un parere positivo, per poter utilizzare questo innovativo principio attivo nel trattamento della neutropenia, anemia, linfopenia e trombocitopenia.

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Patologie curabili

Il primo trapianto di cellule staminali del sangue cordonale è stato effettuato nel 1988 in un paziente…

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