A Verona è stato trattato il primo paziente italiano con le cellule staminali mesenchimali del cordone ombelicale.

Dell’utilizzo delle cellule staminali mesenchimali del cordone ombelicale nella lotta contro il COVID-19 ne abbiamo già parlato in un articolo precedente ma vogliamo approfondire l’argomento dopo la notizia del Corriere della Sera.

In linea con gli studi clinici avviati in Cina, Israele e in America, anche il paziente Italiano ha avuto risultati soddisfacenti. Per questo motivo è stato sottoposto ad Aifa una richiesta per una una sperimentazione clinica su scala nazionale. Riportiamo alcune parole di un’intervista rilasciata alla professoressa Rachele Ciccocioppo, Università di Verona e Azienda ospedaliera universitaria integrata Borgo Roma (Vr) e una delle referenti del progetto di studio clinico al quotidiano il Corriere della Sera . «Il Veneto si è trovato in prima linea nella gestione di questa emergenza, mettendo in campo tutte le sue risorse. Tra queste, il Laboratorio di Terapie cellulari avanzate dell’ospedale di Vicenza diretta dal dottor Giuseppe Astori afferente all’U.O.C. di Ematologia (diretta dal dottor Marco Ruggeri). Le nostre competenze clinico-scientifiche sull’impiego delle cellule staminali mesenchimali (MSC) hanno consentito di trattare, dopo l’approvazione da parte del Comitato etico e dell’Aifa, un paziente di 69 anni affetto da insufficienza respiratoria da Covid-19 e ricoverato presso l’Unità operativa di Terapia intensiva dell’Azienda ospedaliera universitaria integrata di Verona, mediante due infusioni di MSC da cordone ombelicale a distanza di una settimana l’una dall’altra. Il trattamento a uso compassionevole non ha causato effetti collaterali e il paziente è sotto stretto monitoraggio clinico. I parametri relativi all’ossigenazione, infiammazione, coagulazione e funzionalità renale sono migliorati. Si tratta del primo caso in Europa, nella speranza che tale strategia possa rappresentare un’arma terapeutica in più».

Questa incoraggiante notizia è in linea con quello che avviene nel resto del mondo. 

In USA è il Dr. Camillo Ricordi a portare avanti questa sperimentazione. Massimo esperto nella terapia cellulare contro il diabete, professore all’ Università di Miami ed oggi capo progetto dello studio clinico approvato dall’FDA americana, ha dedicato e dedica la sua vita alle terapie cellulari.

Lo studio americano è effettuato come cura compassionevole in quei pazienti non responsivi ad altre terapie. Porterà 24 pazienti a ricevere più dosi di cellule staminali mesenchimali del cordone ombelicale amplificate in laboratorio. Le cellule, anche se infuse nel circolo venoso, in maniera spontanea si indirizzano nel polmone. Nel giro di pochi giorni o una settimana si capirà se questo tipo di terapia ha dato dei risultati.

Questo studio, non solo sarà uno studio di rapidi risultati ma porterà a delle scoperte che ci faranno riflettere sul futuro.

Qualora questa terapia desse i suoi frutti, infatti, “potrebbe essere una terapia di facile utilizzo nei casi più gravi in attesa di un vaccino” dice il Dr. Ricordi “ma anche un deposito di cellule capaci di trattare altre possibili pandemie o epidemie dove i polmoni potrebbero essere un target per un attacco di infezione virale

Gli studi in atto sulle cellule staminali mesenchimali del cordone ombelicale ci danno conferma come sia sottovalutata questa fonte di cellule ancora poco conosciuta. Pensiamo che si debba riaprire un dibattito sulle cellule staminali del cordone ombelicale. Pensiamo che si possa rivedere quale sia il materiale biologico che possiamo conservare, che non si debba scartare il tessuto del cordone ombelicale. Riteniamo, infatti, che le cellule staminali mesenchimali possano essere una fonte importante da conservare anche in Italia.