Primi passi nella cura dell’ictus con le cellule del cordone ombelicale

2012_03_25_ictusL’ictus è una malattia neurologica che solo negli Stati Uniti colpisce ogni anno 750.000 persone. Esso può verificarsi a causa di un’ ostruzione,un ateroma, un trombo, un embolo o un coagulo, che si formano nei vasi sanguigni del cervello, oppure per la rottura dei vasi stessi.

I sintomi più frequenti sono problemi del linguaggio e della comunicazione, paralisi o debolezza monolaterale. Tra i fattori di rischio hanno un’influenza particolare la pressione sanguigna, il colesterolo elevato, il fumo, l’obesità ed il consumo eccessivo di alcool.

Nell’Agosto 2010 il team del Department of Neurosurgery and Brain Repair dell’ University of South Florida, guidato dalla professoressa Willings, ha scoperto che le cellule del cordone ombelicale umano proteggono la sopravvivenza di astrociti di ratto privati di ossigeno e glucosio, come dopo un ictus. Esse stabilizzano l’ ambiente, influenzano le cellule gliali e riducono l’ infiammazione, modulando l’ azione delle interleuchine. Questo risultato sembra dovuto all’azione combinata di diversi tipi di cellule presenti nel sangue cordonale. Già nel 2001 il team diretto dalla professoressa Jieli Chen5 aveva scoperto che l’infusione endovenosa di cellule del cordone ombelicale umano riducevano i deficit comportamentali dopo ictus nei ratti. Esse riuscivano ad entrare nel cervello, sopravvivere, differenziarsi e migliorare il recupero funzionale neuronale 24 ore dopo lo “stroke”.

Nel 2004 il professor M. Vendrame del Center of Excellence for Aging & Brain Repair, Department of Neurosurgery & Brain Repair, dell’ University of South Florida College of Medicine, a Tampa, per la prima volta ha dimostrato che le cellule cordonali umane potevano ridurre le dimensioni infartuali in un modello murino e migliorare la funzione del sistema nervoso centrale […].

Nel 2006 presso l’ Università del Minesota il professor Walter Low, PhD, ricercatore senior dello studio e professore di Neurochirurgia del Stem Cell, aveva scoperto un gruppo specifico di staminali del cordone ombelicale in grado di differenziarsi in cellule non ematopoietiche, come quelle del sistema nervoso, ed di determinare, sorprendentemente, la riorganizzazione delle fibre nevose danneggiate.

 Anche l’American Heart Association ha sottolineato l’importanza delle cellule staminali cordonali nella terapia dell’ictus, soprattutto nei bambini, per la loro maggiore efficacia nelle forme emorragiche, la capacità di rigenerare vasi e cellule del SNC, la veloce reperibilità e la poca invasività.

 Fanno ben sperare alcuni singoli risultati positivi ottenuti in vivo su pazienti umani. Il primo è stato pubblicato nel 2005 dalla rivista scientifica Cytotherapy: in Corea il Professor Kyung-Sun Kang18 aveva trattato una paziente di 37 anni con lesioni al midollo spinale di tipo vascolare, applicando direttamente sulla lesione un trapianto di cellule staminali del cordone ombelicale.

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Patologie curabili

Il primo trapianto di cellule staminali del sangue cordonale è stato effettuato nel 1988 in un paziente…

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