Questa è la storia di Asia e dei suoi genitori, che ad oggi possono dire di aver dato una possibilità in più alla loro bimba conservando le cellule staminali del cordone ombelicale al momento del parto.

“Durante la gravidanza una nostra amica ci parlò della conservazione autologa delle cellule staminali”-raccontano i genitori di Asia intervistati da Parent’s Guide to Cord Blood Foundation -“Eravamo decisi a procedere per dare a nostra figlia un’opportunità in più.”

Il loro campione come tutti i campioni dei bimbi nati in Italia i cui genitori effettuano la scelta di conservare in maniera autologa familiare, non avendo una patologia o familiarità con una patologia che possa essere curata con le cellule staminali del sangue, devono essere conservati in banche estere (DM 18 nov 2009). Così, i genitori di Asia, scelsero la loro banca di cellule staminali del cordone ombelicale senza pensare che avrebbero utilizzato quelle cellule staminali del cordone ombelicale raccolte alla nascita.

“Poco tempo dopo la nascita, ci accorgemmo che Asia aveva difficoltà a rimanere in piedi e cadeva. Pensavamo fosse normale, ma nei giorni successivi ci rendemmo conto che non migliorava, anzi sembrava addirittura non volesse rimanere in piedi, iniziava a camminare e poi cadeva. Anche dopo qualche mese non vedevamo miglioramenti: faceva 10 passi e poi cominciavano le difficoltà. Persino afferrare gli oggetti con le mani era complicato per lei, mancava di fluidità nel movimento e manifestava chiaramente dei problemi. Come se non bastasse, Asia non parlava e, in generale, non stava al passo coi bambini della sua età. Iniziammo a preoccuparci e la portammo da diversi specialisti, ma ci dissero che a parte la fisioterapia non avremmo potuto fare altro per Asia. Non ci andava bene, non potevamo accontentarci. Così, all’età di due anni, la portammo da uno specialista in ortopedia che diagnosticò immediatamente una lieve tetraparesi spastica causata da una mancanza di ossigeno alla nascita. Ci spiegò che, mentre ad oggi non esiste una forma di guarigione per questa malattia, avremmo potuto alleviare le infiammazioni muscolari con la fisioterapia. Ci consigliò anche di ricorrere alle cellule staminali che avevamo conservato alla nascita”.

I genitori di Asia contattarono l’azienda con la quale conservarono le cellule staminali e la banca gli spiegò che casi simili a quelli di Asia avevano trovato giovamento con il trattamento con le cellule staminali del cordone ombelicale prelevate alla nascita. Esistono, infatti, degli studi clinici relativi a Paralisi Cerebrale in terapia con cellule staminali cordonali  ma per partecipare a questi studi, e dare la possibilità ad Asia di entrare a far parte di questa terapia sperimentale, si sarebbero dovuti rivolgere alla Duke University del South Carolina, negli Stati Uniti. I genitori di Asia, così, si affidarono alla loro banca di cellule staminali del cordone ombelicale di riferimento. La storia clinica di Asia venne analizzata, così anche la possibilità di utilizzare quelle cellule staminali del cordone ombelicale prelevate alla nascita e poiché tutto faceva di Asia una buona candidata per quello studio clinico, dopo qualche mese partirono per l’America.

“Alla Duke furono gentilissimi e molto efficienti. Si capiva che avevano una grande esperienza e ci spiegarono che c’erano delle buone probabilità di miglioramento per Asia, ma che avrebbe dovuto continuare a fare fisioterapia o qualche tipo di sport. Il tutto si svolse velocemente e senza intoppi.
Il primo giorno ci recammo in ospedale per la visita (avevamo già inviato una risonanza magnetica e tutta la cartella clinica di Asia), il secondo avvenne l’infusione che non creò alcun disagio o problema ad Asia. Il terzo giorno tornammo per degli ulteriori controlli e tutto andò benissimo. Ci
congedarono spiegandoci che nel giro di qualche mese avremmo dovuto constatare dei miglioramenti, ma già dopo sue settimane Asia iniziò a parlare meglio, a correre, ad arrampicarsi e in generale era evidente che aveva più forza negli arti. Noi ne fummo stupiti e felici. I miglioramenti continuarono e sette mesi dopo l’infusione tornammo dall’ ortopedico che ci disse di non aver mai visto dei miglioramenti tali su un bambino con questi problemi e che la rigidità muscolare era quasi sparita. Asia, nelle prime due settimane dopo l’infusione, aveva male ai polsi e alla caviglia sinistra perché stava perdendo la rigidità muscolare e ciò le provocava qualche dolore. Anche la fisioterapista che la seguiva prima dell’infusione, notò che gli arti non erano più tesi. Infatti, Asia non aveva più bisogno di fare la stessa fisioterapia di prima, le bastava semplicemente fare uno sport che amasse. Tutto questo accadeva sotto i nostri occhi e non riuscivamo a crederci tanto eravamo felici”.

“Il Centro della Duke dove Asia fece l’infusione” continuarono i genitori nell’intervista “ci spiegò inoltre che, in base alla loro esperienza, al peso di Asia e al numero abbondante di cellule staminali disponibili, la cosa migliore sarebbe stata di praticare due infusioni a distanza di qualche mese l’una dall’altra. Decisero dunque di utilizzare solo il 60% delle staminali e che avremmo potuto praticare una seconda infusione con il restante 40% più avanti. Tornammo quindi a metà febbraio del 2018 per la seconda infusione e, come la volta precedente, in tre giorni riuscimmo a fare tutto”.

Adesso Asia ha quattro anni, ha finito il secondo anno di scuola per l’infanzia e, pur essendo la più piccola, è riuscita a stare a passo con gli altri bambini. Asia frequenta anche un corso di danza moderna e ha partecipato al suo primo saggio di fine anno con grande gioia sua e dei suoi genitori.

Questa è la storia di una famiglia la cui scelta è risultata provvidenziale perchè anche se i trattamenti con le cellule staminali non possanno venir considerati curativi, si può essere cautamente ottimisti.  Una recente intervista effettuata alla Dott.ssa Joanne Kurtzberg, MD practices al Duke Children’s Hospital & Health Center in Durham, infatti, ci dà molte speranze. “Abbiamo visto risultati incoraggianti in studi clinici randomizzati di fase due su trasfusioni di sangue cordonale in bambini con paralisi cerebrale. Questi risultati dovranno essere confermati dalla fase tre che stiamo pianificando, ma i risultati ottenuti finora indicano un miglioramento nella funzione motoria nei bambini con paralisi cerebrale dopo la trasfusione di sangue cordonale. Non si tratta di una cura, ma di un miglioramento».

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