Le cellule staminali del cordone ombelicale aprono nuove vie nella cura della malattia di Alzheimer

2012_05_04_AlzheimerNegli ultimi due anni sono stati ottenuti fondamentali progressi nello studio delle caratteristiche e della cura della malattia di Alzheimer grazie alle cellule staminali cordonali e a quelle neuronali.
Anche in questo campo si sono dimostrate più importanti del previsto le cellule staminali del cordone ombelicale: oltre ad altri significativi benefici, sono riuscite a ritardare la progressione dei sintomi del morbo di Alzheimer nei topi con buoni risultati.
Nel Gennaio del 2010 la South Florida University ha scoperto che trapianti di cellule staminali del sangue del cordone ombelicale hanno ridotto la quantità di proteina beta-amiloide e l’ angiopatia amiloide cerebrale, i due fattori principali che contribuiscono negativamente alla progressione della malattia di Alzheimer in un modello murino. Probabilmente ciò si realizza attraverso il blocco dei livelli di CD40L e della sua azione proinfiammatoria.
Lo stesso meccanismo è stato confermato da un’altra ricerca della stessa università pubblicata su Stem Cells and Development nel numero di Marzo 2010. Il Dott. Tan ha sottolineato il ruolo delle cellule staminali cordonali nel correggere il malfunzionamento del sistema immunitario in questa patologia. Ancora una volta all’Università della Florida del Sud, in particolare al Department di Neurosurgery and Brain Repair, è stato concesso un brevetto per una tecnica innovativa, che utilizza l’effetto neuroprotettivo delle staminali del sangue del cordone ombelicale, insieme a quello del mannitolo di rendere più permeabile la barriera emato-encefalica, consentendo il maggiore ingresso di fattori di crescita terapeutici.
Un ulteriore conferma dell’efficacia delle cellule staminali del cordone ombelicale viene dal recentissimo studio dello Stem Cell Neuroplasticity Research Group presso la Kyungpook National University, nella città di Daegu (Corea del Sud), che è stato pubblicato nel numero di Agosto 2010 di Neuroscience Letters. Esse riescono a ridurre i marcatori di stress ossidativo, di attivazione gliale e l’ apoptosi delle cellule del cervello malato e ad ottenere un recupero cognitivo, con miglioramento delle capacità di apprendimento e della memoria.
Il California Institute for Regenerative Medicine ha iniziato ad utilizzare il BDNF ed il GCSF per moltiplicare le cellule staminali e rigenerare le sinapsi tra neuroni.

Mentre il Professor Sugaya della University of Central Florida dal 2007 sperimenta staminali in combinazione con il farmaco phenserine, che riduce l’amiloide del 50%, permettendo la trasformazione delle staminali in neuroni.

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Patologie curabili

Il primo trapianto di cellule staminali del sangue cordonale è stato effettuato nel 1988 in un paziente…

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