Ictus: le staminali del cordone ombelicale riparano l’85% del tessuto cerebrale danneggiato, bloccando la migrazione ed i cambiamenti di forma delle cellule immunitarie

2013_03_07_ictusNel numero del Maggio 2010 il Journal of Neuroscience Research ha pubblicato l’importante ricerca del Dottor Christopher C. Leonardo e del suo team avvenuta presso la University of South Florida, uno dei più importanti centri al mondo per lo studio delle staminali del cordone ombelicale umano.

Anche se non ancora clinicamente disponibile per le malattie del cervello, si prevede che la tecnologia delle cellule staminali del cordone ombelicale evolverà in uno dei più potenti strumenti per la gestione biologica di complessi disturbi del sistema nervoso centrale e periferico. Per molti di essi oggi le opzioni terapeutiche tradizionali risultano ancora limitate. Tra essi l’ ictus è sicuramente la patologia con più avanzati studi sperimentali per l’ uso delle staminali cordonali.

Il Dott. Christopher C. Leonardo scopre che la significativa efficacia delle staminali cordonali nella terapia dell’ ictus è legata in gran parte alla capacità di inibire il reclutamento delle cellule pro-infiammatorie associate alla isolectina e di modificare la morfologia di quelle positive per il marker Cd11b, da un aspetto ameboide ad uno ramificato, meno attivo.

 Già nel 2009 il Dottor Craig T. Ajmo dimostra che la somministrazione sistemica ritardata delle staminali del cordone ombelicale riduce in modo consistente i danni della sostanza bianca del sistema nervoso centrale, come il volume dell’ infarto dell’ 85% e migliora significativamente il recupero comportamentale nei ratti, dopo completa occlusione dell’ arteria cerebrale media.

L’ efficacia del trattamento ritardato dell’ ictus con le staminali cordonali è attribuito alle azioni combinate antinfiammatorie e protettive, nonché alla riduzione dei linfociti B e dei monociti e macrofagi, caratterizzati dal marker CD11b. Molte di queste cellule aumentano il legame con la isolectina IB4 nel cervello danneggiato, suggerendo che ciò avviene nelle cellule pro-infiammatorie.

Dopo 51 ore cellule positive alla isolectina, come quelle CD11b rimangono in gran parte all’ interno dei vasi sanguigni, oppure in aree ben delimitate, mentre sono molto poche quelle presenti nella sostanza bianca peri-ventricolare e nella zona che circonda l’ ictus. Esse si riducono ulteriormente nelle 24 ore successive e diminuisce il volume di cervello infiltrato.

 Nel 2006 la Dottoressa Jennifer D. Newcomb era giunta agli stessi risultati positivi sull’ ictus con le staminali cordonali, ma bloccando solo le alterazioni patologiche precoci o intermedie e non quelle tardive, con miglioramenti comportamentali e fisiologici oltre alla riparazione ed il salvataggio di molti neuroni.

Queste sperimentazioni della University of South Florida, coronate da successi, come molte altre in questo settore della terapia cellulare per l’ ictus, potrebbero offrire ai medici un forte incoraggiamento a iniziare trials clinici sull’ uomo, grazie anche ad una finestra temporale efficace più ampia per il trapianto delle staminali del cordone ombelicale umano.

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