Fin dalle prime fasi della pandemia è stato del tutto naturale porre l’attenzione su cosa accadesse in gravidanza.

Una donna in gravidanza è più esposta al virus? Qualora contraesse il virus SARS-CoV-2 avrebbe sintomatologia più grave? Se una mamma in gravidanza risulta positiva lo trasmette al proprio bambino? Il sangue del cordone ombelicale sarà infetto? Il latte sarà infetto?

Ogni donna in gravidanza si è posta almeno una di queste domande, alle quali da subito si è cercato di dare una risposta.

In Italia, in particolare, l’evidenza ci balzò subito agli occhi quando la moglie del paziente numero uno, in gravidanza all’ottavo mese, risultò asintomatica, mentre il marito riversava in gravi condizioni. Un caso, tuttavia, non poteva fare letteratura scientifica. Lasciava però dei forti punti interrogativi.

Se le donne in gravidanza sono più sensibili alle infezioni respiratorie e se i dati delle infezioni di epidemie precedenti come SARS o MERS vedevano le donne in gravidanza con sintoni importanti, cosa sarebbe accaduto alle donne colpite da SARS-CoV-2?

Come ci suggeriva la moglie del “paziente numero uno”, e come confermato dalla letteratura dopo, le donne in gravidanza possono infettarsi con il virus SARS-CoV-2, esattamente come le altre donne, ma sviluppano dei sintomi meno gravi.

In una metanalisi pubblicata a maggio del 2020 viene riportata una frequenza di ricoveri in terapia intensiva del 9%, necessità di ventilazione meccanica del 5% e nessun caso di morte materna, a fronte di 53%, 40% e 26% rispettivamente in caso di SARS e 44%, 41% e 28% rispettivamente in caso di MERS.

Da un punto di vista epidemiologico, la prognosi più favorevole delle donne infettate da SARS-CoV-2 sembrerebbe dipendere da una risposta immunitaria più rapida ed efficace, su base ormonale e genetica.

La componente ormonale di una donna in età fertile, infatti, è protettiva rispetto a numerose patologie.

Sono gli estrogeni a svolgere questo ruolo protettivo.

Agiscono sia sul sistema immunitario che sulla produzione dei livelli di una molecola molto importante nell’infezione da SARS-CoV-2, ACE2.  ACE2 è la molecola presente sulla superficie di molte cellule, è la serratura attraverso la quale SARS-CoV-2 entra nelle cellule. Quando SARS-CoV-2 entra nelle cellule sfruttando ACE2 il suo obiettivo è rimanerci. Per questo il virus limita la produzione dei ACE2 con danni per tutto l’organismo.

Gli estrogeni agiscono proprio a questo livello. La concentrazione di estrogeni cresce con l’andare avanti della gravidanza. L’aumento di estrogeni circolanti nel sangue fa aumentare la produzione di ACE2. L’aumento della produzione di ACE2 contrasta il lavoro negativo di SARS-CoV-2 di diminuire questa molecola.

Per questo motivo le donne in gravidanza sono più protette e sviluppano meno la polmonite COVID-19, ma non solo.

Quando aumentano i livelli di estrogeni nel sangue si ha un’azione immunosoppressiva importante al fine della regolare crescita del feto ma anche antiinfiammatoria che insieme all’aumento dei livelllidi ACE2 genera un quadro protettico.

Questo è vero soprattutto quando i livelli di estrogeni sono elevati: secondo e terzo trimestre di gravidanza.

Studi scientifici, inoltre, dimostrano che in queste fasi di gravidanza il virus non si trasmette al feto. Non ci sono evidenza scientifiche di una trasmissione verticale.

L’e-book “Il COVID-19 nei 9 Mesi” principalmente dedicato alle figure sanitarie, riporta la maggior parte della casistica e letteratura scientifica aggiornata.

L’analisi, inoltre, del sangue del cordone ombelicale ha fatto capire come sia improbabile che il feto in utero si infetti attraverso il passaggio nel sangue cordonale, e per questo anche le cellule staminali contenute in esso non saranno infette.

Il latte, infine, anche di una mamma positiva non riporta segni di infezione. E’ raccomandato, perciò, l’allattamento al seno anche per le mamme positive ma con grande attenzione per il contatto delle vie aeree. Allattare sì, ma con la mascherina e dopo aver lavato bene le mani.

A cosa bisogna prestare attenzione?

  • Al primo trimestre che risulta ancora un momento di incertezza, non abbiamo molti dati scientifici. Le precauzioni, del distanziamento, la mascherina e il lavaggio delle mani vanno sempre rispettate ma in questo momento così delicato ancora di più.
  • Alla pressione sanguigna durante tutto il percorso di gravidanza.  In caso di infezione da SARS-CoV-2, infatti, potrebbe essere più frequente una malattia gravidanza-correlata: la preclampsia. La preclampsia (o gestosi) è principalmente caratterizzata da pressione arteriosa alta, presenza delle proteine nelle urine, o problematiche a carico dei reni, fegato e del sistema neurologico. Non è noto completamente quale sia la causa La correlazione tra SARS-Cov2 e la preclampsia è data dalla risposta che danno nell’organismo. Una reazione esagerata della risposta infiammatoria. Le donne con fattori di rischio per la preclampsia non riescono a contrastarla. Sono, perciò, meno protette delle altre.

 

Questi dati ci fanno capire quanto sia complicata la risposta dell’organismo ad uno stesso attacco virale. La protezione ottenuta in gravidanza, tuttavia, ci rassicura e le analogie con la preclampsia ci dà uno spunto di studio. La cura per la preclampsia potrebbe passare anche da qui.