La diffusione della nuova forma di polmonite da coronavirus (COVID-19) preoccupa il mondo intero. Le notizie degli ultimi giorni con la notizia della professoressa di Codogno, incinta di otto mesi, ricoverata all’ospedale Sacco perché positiva al coronavirus SARS-CoV-2, fa moltiplicare dubbi e domande.

Il nostro Ministero della Salute nelle sue indicazioni è chiaro: le indicazioni di prevenzione sono le stesse. Lavarsi bene e spesso le mani, evitare il contatto con persone che soffrono di malattie respiratorie e luoghi a rischio.

La domanda che più interessa una donna in gravidanza è: le donne in gravidanza con COVID-19 possono trasmettere il virus al feto o neonato?

Anche qui il Ministero parla chiaro. I dati presenti in letteratura sono limitati. Tuttavia non riportano casi di trasmissione dell’infezione da altri coronavirus (MERS-CoV e SARS-CoV) da madre a figlio. I dati recenti riguardo bambini nati da madri con COVID-19 e indicano che nessuno di essi è risultato positivo. Inoltre, il liquido amniotico analizzato non ha rilevato il virus SARS- CoV-2.

A conferma della risposta del Ministero della Salute arriva la letteratura scientifica. L’importante rivista internazionale The Lancet, tra le prime cinque riviste accreditate al mondo, ha pubblicato in questi giorni uno studio sull’argomento. Lo studio ha coinvolto nove donne in gravidanza al nono mese e affette da COVID-19. Le caratteristiche cliniche della polmonite COVID-19 nelle donne in gravidanza erano simili a quelle riportate per pazienti adulti non gravidi che hanno sviluppato polmonite COVID-19. Sebbene questa pubblicazione riguardi un piccolo numero di donne in gravidanza, i risultati suggeriscono che: al nono mese di gravidanza non c’è trasmissione madre figlio. 

Gli studi fatti fino a quel momento valutavano pazienti non in gravidanza. Da qui l’esigenza di studiare cosa accadesse alle donne in dolce attesa. In particolare gli studiosi volevano capire se il virus SARS-CoV-2 si sviluppava in maniera differente, se le gestanti avevano più rischi per la propria salute, se potevano incorrere in un parto prematuro e a quali rischi veniva sottoposto il feto e il neonato.

Per giungere a tali risposte si sono analizzati i dati di pazienti in gravidanza al nono mese, con polmonite COVID-19 e monitorate al Zhongnan Hospital of Wuhan University, di Wuhan, in Cina. Per valutare se ci fosse stata una trasmissione verticale del virus SARS-CoV-2, cioè una trasmissione da madre e bambino, si sono analizzati: il liquido amniotico, il sangue cordonale, il latte materno e si è fatto un tampone alla gola dei neonati.

Nessuna delle nove donne in gravidanza aveva sviluppato una polmonite COVID-19 grave e tutte erano vive al momento dello studio. Tutte le donne hanno partorito con parto cesareo. Il parto cesareo in una condizione di questo genere è consigliato perchè riduce ulteriormente i rischi del contagio. I bambini nati da queste mamme sono tutti sani, quattro nati pretermine ma alla 36esima settimana. Non è stata travata traccia del virus in nessun liquido analizzato come il liquido amniotico ma anche il sangue del cordone ombelicale o il latte materno.

Questa pubblicazione scientifica sebbene riguardi un numero piccolo di donne in un periodo particolare della gravidanza, il terzo trimestre, ci dà una indicazione che sia il sangue cordonale che il liquido amniotico non sono stati infettati da SARS-CoV-2, scongiurando in quei casi la trasmissione ed eventuali complicanze nel nascituro.