Diabete e trapianto autologo di cellule staminali ematopoietiche

24_03_2016_diabete_trapiantoAncora una volta in pochi mesi ci troviamo a parlare di Diabete e trapianto di cellule staminali ematopoietiche.

Questa volta, però, per descrivere i risultati di uno studio clinico (Clinical Trials n. NCT01121029) eseguito su pazienti Diabetici di Tipo 1 ai quali in via sperimentale è stato effettuato un trapianto autologo (cioè dove donatore e ricevente sono la stessa persona) di cellule staminali ematopoietiche. Lo studio, condotto dal gruppo del Prof David Gómez-Almague dell’istituto di Ematologia dell’Ospedale Universitario “Dr. José Eleuterio González,” di Monterrey México, ha voluto puntare l’attenzione sulla natura autoimmune del diabete mellito cercando di modificarla con terapie immunosoppressive che includevano anche il trapianto di cellule staminali ematopoietiche.

L’obiettivo principale di tale studio era di far sì che questi pazienti, che come terapia dovevano assumere insulina, divenissero indipendenti dal farmaco. Gli studiosi tra il maggio 2010 e il luglio 2013 hanno arruolato pazienti di entrambi i sessi, di età variabile dagli 8 ai 25 anni con la diagnosi di diabete di tipo I da meno di 3 mesi. Hanno, inoltre, seguito tali pazienti dopo il trapianto di cellule staminali ematopoietiche per 34 mesi. Dopo sei mesi dal trapianto i pazienti sono stati divisi in tre gruppi: quelli che avevano raggiunto completamente l’indipendenza dall’insulina, cioè quei pazienti che grazie al trapianto di cellule staminali ematopoietiche non dovevano più assumere insulina come farmaco; i non rensponsivi, cioè quelli che avevano raggiunto un 10% di riduzione giornaliera di somministrazione d’insulina; e i parziali cioè che avevano raggiunto una riduzione di assunzione del farmaco che andava dall’11 al 99%.

I risultati di questo studio sono promettenti e riportano che nell’81% dei pazienti, a seguito del trapianto autologo di cellule staminali ematopoietiche, aumentava la produzione e il rilascio d’insulina e per questa ragione, i pazienti, diminuivano (il 37%) o addirittura cessavano (il 44%) l’assunzione d’insulina. Ancora più importante, infine, che questa risposta d’indipendenza dall’insulina, cioè questa non necessità di assumere il farmaco a seguito del trapianto di cellule staminali ematopoietiche, era mantenuta nel tempo.

A conclusione di questo studio, perciò, è possibile dire che il trapianto autologo di cellule staminali ematopoietiche in pazienti diabetici di tipo I con diagnosi precoce è sicuro, fattibile e potenzialmente terapeutico e pone delle basi valide per ampliare lo studio su una casistica più ampia e dà concrete speranze verso la cura di questa malattia.

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