Cordone Ombelicale: l’importanza della giusta conservazione

2013_07_30_conservazione_corriere

Prioritaria l’eccellenza raggiunta dagli standard qualitativi delle banche private internazionali

Il tema della non corretta conservazione del cordone ombelicale – operazione delicata e necessaria al fine di utilizzare il sangue e in particolare le cellule staminali in esso contenute – è ormai davvero troppo spesso oggetto di attenzione da parte della stampa nazionale, sia di settore che generalista.

Ultimo caso in ordine di tempo è quello che riguarda l’invio al macero di ben 20.000 sacche cordonali risultate non correttamente conservate dalla struttura pubblica di Sciacca, in Sicilia.

 La denuncia arriva infatti  proprio dal presidente della commissione Sanità dell’Ars, Pippo Digiacomo, al termine dell’audizione  del commissario straordinario dell’Asp e dei rappresentanti della banca del sangue cordonale di Sciacca, struttura costata milioni di euro alla Regione.

 Proprio il presidente della commissione Sanità siciliana centra perfettamente il nodo della questione quando dichiara che “le unità cordonali dovrebbero essere conservate secondo standard qualitativi che consentano il loro impiego a livello internazionale”. Standard qualitativi che, se non mantenuti, come nel caso in questione, rendono necessaria la distruzione delle sacche.

La banca cordonale di Sciacca è una delle 19 strutture pubbliche presenti nel nostro Paese.

 Come anche il caso siciliano dimostra, purtroppo, gli standard qualitativi necessari per un utilizzo sicuro dei preziosi elementi contenuti nelle staminali del cordone ombelicale, non sono certamente logica prerogativa, come molti si aspettano, delle strutture di conservazione pubblica.

 Spesso invece, queste ultime, sono superate, sia in termini di qualità che di efficienza, dall’altissima attenzione e professionalità che possono trovarsi in alcune banche internazionali di conservazione, ormai assolutamente impeccabili sotto ogni punto di vista.

 Ed è curioso come spesso invece siano proprio le strutture pubbliche di conservazione che si impegnano a mandare messaggi scoraggianti alle ormai sempre più mamme che optano per la qualità, l’efficienza e la sicurezza assoluta offerte dalle banche private internazionali.

 Ciò che dispiace invece, purtroppo ancora una volta, è che oggi l’impegno di queste strutture pubbliche dovrà essere rivolto a chiedere scusa alle “ventimila donatrici siciliane, ingannate da un drappello di impostori” come ha dichiarato il presidente dell’Agenzia pubblica di Sanità siciliana; un inganno che, questa volta, ha reso vano il prezioso gesto di generosità, speranza e altruismo, di ventimila donne italiane.

Patologie curabili

Il primo trapianto di cellule staminali del sangue cordonale è stato effettuato nel 1988 in un paziente…

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