Con la normativa attuale si rischiano di vanificare i risultati della ricerca

«Staminali da cordone ombelicale la legge è troppo restrittiva», l’esperto: «Si deve consentire la donazione autologa».

2011_05_29_normativaCATANIA. Cellule staminali da cordone ombelicale: così com’è oggi, la normativa che regolarizza e disciplina la donazione delle cellule staminali da cordone ombelicale e la loro utilizzazione finisce con lo strozzare tutto il settore, vanificando di fatto in gran parte gli obiettivi raggiunti in  pochi anni della ricerca. Le staminali che si trovano nel cordone ombelicale della gestante (così come, del resto, nel sangue periferico e nel midollo osseo, oltre che negli embrioni) sono cellule primitive: possiedono quindi una spiccata capacità di trasformarsi in qualunque altro tipo di cellula del nostro corpo.

In pratica, ogni singola cellula staminale è «pluripotente»: può quindi svilupparsi in un intero organismo e persino in tessuti extra embrionali e ha il potere di autorinnovarsi compiendo un numero illimitato di cicli replicativi. E’ proprio per questo che le cellule staminali trovano una applicazione importante nella cura dei tumori solidi e liquidi del sangue (tra cui leucemie e linfomi) mentre – specificatamente a quelle embrionali – si va concretizzando il loro impiego per la rigenerazione di tessuti dell’organismo tra cui quelli del cuore.

Per le cellule del cordone ombelicale, 15 anni fa si mise in piedi un sistema di raccolta nelle cliniche pubbliche e private di ostetrica e per la loro successiva conservazione nelle cosiddette «biobanche », strutture ospedaliere appositamente istituite in quasi tutte le regioni. A ogni puerpera viene richiesta l’autorizzazione al prelievo e la donazione è legalmente sottoscritta con una procedura semplice quanto severa. Al momento del parto, il sangue del cordone ombelicale riceve una prima selezione: se risulta quantitativamente insufficiente ai fini della raccolta delle staminali, viene buttato via. In caso contrario, la sacca viene conservata per essere poi consegnata alla banca. Qui il sangue viene esaminato per rilevare contaminazioni. Soltanto quello che avrà superato questo primo test, sarà sottoposto a ulteriori accertamenti di laboratorio che si concluderanno con la separazione delle staminali e con la loro conservazione. Ma attenzione: contrariamente a quel che è logico pensare, le cellule staminali di ogni singola puerpera non vengono destinate a quest’ultima, ma restano a disposizione dei pazienti che potrebbero averne bisogno. La legge è tassativa al riguardo: nessuna destinazione personalizzata delle cellule, tranne in caso di presenza, nell’ambito della famiglia, di un caso di malattia per la quale potrebbero essere impiegate le staminali. Da qui la perplessità e la riluttanza di molte donne a fare la donazione eterologa a cui si aggiunge il notevole sbilancio tra sangue cordonale donato e staminali realmente conservate in banca. Cosa ci sia alla base di questa dispersione di staminali a livello nazionale non è chiaro: per i più, i motivi non possono essere soltanto scientifici, ma ci devonossere anche problemi organizzativi da risolvere al più presto. Intanto, va sorgendo nel Paese un’alternativa alle biobanche pubbliche e, quindi, alla donazione eterologa.Trova, cioè, sempre più consensi una soluzione già abbondantemente presente all’estero sotto forma di biobanche private. In tal modo, una gestante che volesse avere disponibili per ogni evenienza le «proprie » cellule staminali regolarmente donate potrebbe disporne, rivolgendosi a una di queste istituzioni private e affidando ad essa il cordone ombelicale. In Italia, invece, questa procedura è vietata.

E’ necessario prendere provvedimenti al più presto – sottolinea Giancarlo Di Giovanni, portavoce della Futura Stem Cells e presidente della onlus Futura Ricerca –: è infatti esigenza della collettività ottenere al più presto norme idonee a consentire il mantenimento di questo prezioso patrimonio biologico. Abbiamo chiesto al presidente Berlusconi di verificare ciò che avviene nelle strutture pubbliche e ciò che di forviante viene comunicato a tutte le mamme, in particolar modo attraverso i documenti del Centro nazionale trapianti. Abbiamo quindi chiesto di consentire ad aziende come le nostre di assicurare alle famiglie che scelgono la strada della conservazione autologa un futuro certo per i propri figli, a fronte di un investimento minimo in denaro, per avere la certezza di utilizzare le uniche cellule staminali realmente compatibili, ossia quelle del proprio cordone ombelicale. Non siamo contro la donazione – continua Di Giovanni – purché siano garantite tutte le conservazioni richieste. Per quanto riguarda la conservazione autologa, nessuno vada poi a raccontare in giro che è inutile solo per perseguire i propri interessi personali. E’ invece l’unico vero modo per avere, in caso di necessità, non solo la disponibilità immediata di cellule staminali, ma le uniche e sole totalmente compatibili“. La Futura Stem Cells è una un’azienda svizzera che si occupa della conservazione delle cellule staminali prelevate del cordone ombelicale per fine autologo. Unica azienda del settore riconosciuta dalla Fiog (Federazione italiana ostetrici e ginecologi), la Futura Stem Cells è inoltre fortemente coinvolta, attraverso la onlus Futura Ricerca, nello studio per l’impiego terapeutico delle cellule staminali e nella diffusione della cultura della conservazione delle cellule staminali del cordone ombelicale.

ANGELO TORRISI
Fonte: La Sicilia – Pubblicato il 05/07/2009

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