Cellule staminali nella cura del rigetto da trapianto

med-rigetto_da_trapiantoNel 2010 l’Istituto Mario Negri annunciava un’importante scoperta pubblicata sulla rivista internazionale Stem Cells, che stabiliva per la prima volta l’ importanza delle cellule mesenchimali staminali, isolate dal sangue del cordone ombelicale, nella riparazione del danno acuto del rene in topi trattati con un farmaco anti-tumorale (il cisplatino), nel ripristino della normale funzione renale e nel prolungamento della durata della vita.

Con una semplice trasfusione le cellule mesenchimali staminali raggiungono il rene danneggiato dove rilasciano alcune proteine che aiutano a generare nuove cellule renali accelerando il processo naturale di riparo del tessuto – spiegava Giuseppe Remuzzi, Coordinatore delle Ricerche del Mario Negri di Bergamo. Questi studi per quanto fatti nel topo, hanno implicazioni molto pratiche. Il numero di cellule staminali che si possono isolare dal cordone ombelicale è relativamente piccolo. Ma in laboratorio si possono espandere rapidamente, e ottenerne un numero sufficiente perché siano efficaci a rigenerare in breve tempo le cellule renali danneggiate e a ridurre il rischio di morte di pazienti con insufficienza renale acuta. Se quello che i ricercatori del Mario Negri hanno dimostrato nel topo si dovesse confermare nell’uomo, domani le cellule del cordone ombelicale potrebbero aiutare a risolvere il problema degli ammalati che muoiono di insufficienza renale acuta e in futuro forse anche contribuire a riparare i danni ad altri organi, come il cuore o il fegato, questo ridurrebbe la necessità del trapianto“.

La ricerca in soli sei anni è andata avanti all’Istituto Mario Negri Bergamo, e pochi giorni fa un annuncio importante: “il caso del primo paziente al mondo che, dopo un trapianto di rene e grazie a una terapia a base di cellule staminali, non ha più bisogno di farmaci antirigetto”: a dirlo sempre Giuseppe Remuzzi, attualmente direttore del dipartimento di Medicina e Dipartimento dei trapianti all’azienda ospedaliera Papa Giovanni XXIII di Bergamo oltre che coordinatore delle Ricerche all’Istituto Mario Negri Bergamo. “Al momento – racconta Remuzzi – stiamo riducendo il numero e la dose dell’ultimo medicinale antirigetto che stiamo utilizzando, mentre normalmente sono almeno tre, di cui alcuni danno note reazioni tossiche. Le cellule staminali mesenchimali, usate all’interno di un protocollo approvato dall’Aifa, sono state ottenute dal midollo del paziente stesso e trattate nella nostra cell-factory. E stanno funzionando meglio di qualsiasi farmaco, con diversi effetti positivi: prima di tutto, riescono a inibire il sistema immunitario senza deprimere le difese dell’organismo. Abbiamo scelto di trattare pochissimi pazienti per volta, ma in maniera molto precisa – conclude l’esperto – al momento ne abbiamo 6, tutti sottoposti a trapianto da vivente, e per il ‘numero tre’, da 4 anni in cura, i risultati sono promettenti: siamo vicini a sospendere tutte le terapie farmacologiche”, assicura. Si è trattato di una collaborazione “fra ospedale e Istituto Mario Negri, in cui abbiamo affiancato anche la ricerca su modello animale: sarebbe impossibile dar vita a questi progetti senza un filo diretto fra ricerca e clinica. Abbiamo inoltre avuto il via libera delle autorità regolatorie per iniziare a trattare anche pazienti trapiantati di fegato“.

Questa sperimentazione clinica segna un passo importante nella medicina trapiantologica che potrebbe portare alla riduzione se non al superamento dell’utilizzo di farmaci antirigetto in trapianti eterologhi, dove cioè donatore e ricevente sono due persone differenti grazie ad un secondo trapianto: quello di cellule staminali.

 

Fonti:

www.marionegri.it

www.focus.it

Patologie curabili

Il primo trapianto di cellule staminali del sangue cordonale è stato effettuato nel 1988 in un paziente…

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