Cellule staminali emopoietiche per la SLA: uno studio del Mario Negri con i fondi raccolti con gli sms

2012_12_13_SLA_studio_Mario_NegriLa realizzazione di questo studio si basa sull’impiego delle cellule staminali emopoietiche midollari come terapia per la SLA, si pensa possano svolgere un’azione protettiva sui motoneuroni.

 Il processo fondamentale è la sostituzione del midollo osseo con cellule midollari contenenti GFP (proteina fluorescente verde) che consentirà di monitorizzare la migrazione delle cellule staminali verso il sistema nervoso centrale e periferico.

Nella fase successiva cioè nella stabilizzazione del midollo osseo quest’ultimo inizierà a produrre cellule staminali emopoietiche grazie alla stimolazione di una sostanza somministrata al modello sperimentale.

Poiché la ricerca sulla SLA è stata continuamente basata e focalizzata sull’applicazione delle cellule staminali embrionali, il trial intrapreso dall’equipe della Dott.ssa Bendotti ci consente di percepire il potenziale che le staminali emopoietiche possono esprimere nella medicina rigenerativa rispettando, inoltre, le limitazioni bioetiche che spesso la comunità scientifica tende a oltrepassare.

Cellule staminali emopoietiche per la SLA: uno studio del Mario Negri con i fondi raccolti con gli sms“.

La SLA, sia quella determinata a livello genetico (che colpisce circa il 10 % dei casi) sia quella cosidetta sporadica (cioè a causa ignota), più diffusa è una malattia subdola e molto complessa che richiede tempi piuttosto lunghi prima di essere diagnosticata e quando ciò accade si stima che oltre il 30% dei motoneuroni sia già stato perso. Per questo è necessario da una parte individuare dei marcatori che aiutino a riconoscere sino dai primissimi sintomi la malattia e dall’altra fornire strategie che siano in grado di rimuovere i motoneuroni ormai degenerati e sostenere e proteggere quelli ancora rimasti.

Quest’ultimo è l’obiettivo di uno studio che sarà avviato a breve dal gruppo coordinato da Caterina Bendotti, capo del Laboratorio di Neurobiologia Molecolare dell’Istituto Mario Negri, grazie ai finanziamenti ottenuti dalla campagna sms per la SLA appena conclusa.

Lo studio consiste nello stimolare la produzione di cellule staminali emopoietiche in modelli sperimentali che sviluppano un tipo di SLA genetica simile a quella che colpisce l’uomo. Queste cellule dovrebbero essere reclutate nelle zone del sistema nervoso centrale e periferico compromesse dalla malattia, dove si pensa possano svolgere un’ azione protettiva sui motoneuroni rimasti.

L’esperimento consiste in più fasi:

  1. I modelli sperimentali del gene mutato della superossidodismutasi, modello di SLA, sono trattati con un chemioterapico (ciclofosfamide) che riduce drasticamente le cellule del midollo osseo;
  2. Il midollo di questi modelli viene sostituito con cellule midollari contenenti una proteina fluorescente verde GFP (acronimo che sta per green fluorescent protein – tecnologia che ha valso il premio Nobel 2008 per la chimica ai suoi scopritori);
  3. Quando il nuovo midollo osseo verde fluorescente si sarà stabilizzato i modelli sperimentali riceveranno una sostanza in grado di stimolare la produzione di cellule staminali emopoietiche dal midollo.

Essendo le cellule fluorescenti sarà possibile esaminare la loro distribuzione sia nel sistema nervoso centrale sia nei nervi periferici e nei muscoli per poter correlare la loro presenza con un possibile effetto benefico sulla patologia.

L’ipotesi alla base di questo studio è che le cellule staminali emopoietiche possano svolgere un’ azione protettiva nella SLA mediante due meccanismi importanti: uno che favorisce il reclutamento nella zona di danno di cellule spazzine (macrofagi) in grado di rimuovere i motoneuroni già degenerati o in via di degenerazione per lasciare più spazio a quelli ancora in vita; l’altro quello di fornire una popolazione di cellule staminali capaci di secernere una serie di fattori trofici in grado di mantenere in vita i motoneuroni rimasti e facilitare la loro attività di innervazione dei muscoli volontari.

E’ noto infatti che le cellule staminali del midollo osseo possono trasformarsi in cellule protettive che si localizzano nelle zone di danno cerebrale. Si tratta dunque di usare cellule staminali che serviranno non per sostituire i motoneuroni persi, un fenomeno ormai considerato altamente improbabile, ma per dare supporto a quelli che sono ancora in vita attraverso il rilascio di fattori neuroprotettivi.

Questo studio fornirà informazioni importanti sull’efficacia terapeutica delle cellule emopoietiche e del loro meccanismo d’azione fornendo le basi per l’attuazione di uno studio analogo in un gruppo di pazienti SLA, recentemente sottoposto per l’approvazione all’Istituto Superiore di Sanità.”

Fonte originale: Marionegri

Patologie curabili

Il primo trapianto di cellule staminali del sangue cordonale è stato effettuato nel 1988 in un paziente…

Corsi preparto

1284729576_68527593_1-immagini-di--preparazione-al-parto-e-massaggio-infantile-1284729576Organizziamo in tutta Italia corsi preparto aperti a voi, futuri genitori.

Costi della Crioconservazione

costi-crioconservazione

Modalità di pagamento adattabili alla situazione economica della famiglia

Iscriviti alla newsletter

Pe ricevere le notizie direttamente nella tua email