Cellule staminali del cordone ombelicale e trapianti

2015_12_10_staminali_e_trapiantiLe cellule staminali ematopoietiche del cordone ombelicale, come già discusso in precedenza, sono una fonte ottimale di cellule staminali ematopoietiche, migliore dal punto di vista di riuscita di trapianto generando anche una minore induzione della formazione di quella terribile condizione post trapianto eterologo che in inglese si chiama Graft Versus Host Disease (GVDH) cioè il rigetto. Il principale svantaggio, tuttavia, è imputabile al numero limitato di cellule staminali ematopoietiche cordonali per ciascuna unità che impedisce, ad oggi, un trapianto su un paziente con un peso superiore a 40 kg in dipendenza della patologia che si vuole curare e per cui il trapianto viene effettuato.

Un gruppo di ricerca dell’Anthony Nolan Research Institute (UK) ha condotto uno studio che potrebbe aprire le porte al superamento di questo ostacolo. La ricerca scientifica del gruppo guidato da Aurore Saudemont, e pubblicata sulla rivista Plos One, indica un modo semplice per attivare delle cellule del sistema immunitario (dette natural killer) già presenti nelle unità di sangue cordonale iniettando una citochina della IL-5 (con la quale sono già in atto studi clinici correlati a trapianti di altra natura). Queste cellule, a detta dei ricercatori, in tali condizioni sono in grado di raddoppiare gli effetti delle cellule staminali ematopoietiche presenti già nelle unità di sangue cordonale conservate.

Questo, secondo i ricercatori, potrebbe contribuire a ridurre il rischio di complicanze a seguito del trapianto e, aumentando la redditività di ciascuna sacca, consentire agli ospedali di risparmiare utilizzando una sola unità di sangue, piuttosto che due (prassi utilizzata quando il paziente da trapiantare ha un peso superiore ai 40 kg).

I ricercatori del gruppo di Aurore Saudemont credono che la loro scoperta possa portare ad una maggiore disponibilità di trapianti da sangue cordonale e ad un sostanziale miglioramento dei risultati a lungo termine.

La tecnica che abbiamo scoperto è così semplice che potrebbe essere utilizzata in qualsiasi ospedale del mondo che si occupa di questi trapianti: di conseguenza, molti più pazienti potrebbero beneficiare di questa opportunità terapeutica”, afferma Saudemont.

E nel loro articolo scientifico, infatti, concludono che i dati presentati dimostrano la capacità delle cellule natural killer del cordone ombelicale di agevolare il differenziamento delle cellule staminali ematopoietiche presenti in quella unità di cordone ombelicale. Questa ricerca dovrebbe portare a capire meglio l’interazione tra cellule staminali ematopoietiche del cordone ombelicale e altre cellule presenti nel campione di sangue prelevato dal cordone ombelicale e migliorare il loro utilizzo in clinica. Concludono, infine, che la manipolazione del contenuto cellulare di unità di sangue cordonale, utilizzando IL-5, che è in grado di attivare le cellule Natural Killer, possa essere utilizzata per migliorare il differenziamento delle cellule staminali ematopoietiche cordonali e di conseguenza la riuscita di trapianto con queste cellule.

Ciò potrebbe anche indurre i medici ad usare maggiormente questa risorsa, invece di utilizzare cellule staminali prelevate da donatori adulti o da doppi campioni di cellule staminali cordonali, talvolta diminuendo la caratteristica didi tali cellule di minimizzare la GVDH. Il gruppo di Saudemont sta attualmente disegnando uno studio clinico sulla nuova tecnica nella speranza che molti pazienti possano a breve beneficiarne.

Fonte:  Escobedo-Cousin M, Jackson N, Laza-Briviesca R, , et al. Natural killer cells improve hematopoietic stem cell engraftment by increasing stem cell clonogenicity in vitro and in a humanized mouse model. PLoS One 2015; 10 (10):e 0138623.

Patologie curabili

Il primo trapianto di cellule staminali del sangue cordonale è stato effettuato nel 1988 in un paziente…

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