Il sangue del cordone ombelicale è di nuovo protagonista di una bella notizia. Un campione di cellule staminali del sangue del cordone ombelicale è partito da Sciacca destinazione Budapest. L’ospedale Albert Florian di Budapest, infatti, aspettava questa sacca per effettuare un trapianto su di un bambino di due anni affetto da una grave forma di Leucemia.

Il cordone ombelicale è una fonte di cellule staminali estremamente importante.

Sappiamo che:

  • più di 84 malattie possono essere utilizzate le cellule staminali del sangue.
  • le cellule staminali del tessuto, invece, sono diventate protagoniste anche in questa pandemia e numerose altre sperimentazioni sono state attivate.

Quando arriva la notizia che un campione di cellule staminali del sangue del cordone ombelicale italiano ha salvato la vita di un bimbo in un altro paese, tutto prende ancora più forma. Perché, come spiega anche l’associazione dei consumatori Adiconsum nel suo Libro bianco delle cellule staminali, bisogna combattere le fake news e dare giuste informazioni sull’argomento. Si deve comprendere che l’argomento è importante. Sempre più il mondo delle terapie cellulari e genetiche stanno diventando una realtà. Il cordone ombelicale rientra appieno in questa realtà ed informare sull’importanza della donazione e della conservazione delle cellule staminali rientra nelle scelte consapevoli di ogni coppia. Scelte praticabili solo se informati.

Perché il sangue del cordone ombelicale e le cellule contenute in esso sono utilizzate in due modi. Per se stessi ma anche, come in questo caso, per salvare la vita di qualcun altro. Per fare questo, però, c’è bisogno di tanti campioni nei registri.  “Più si allarga questa rete, più saranno le probabilità di trovare un donatore compatibile per chi ne ha bisogno”, ha spiegato Pasquale Gallerano, direttore della Banca cordonale di Sciacca ai microfoni di ADNKronos. “Il numero di trapianti di cellule staminali da sangue cordonale continua a crescere, superando in atto il numero di 40mila procedure.”

Si potrebbe pensare che la scelta di conservare privatamente, cioè per il bimbo a cui appartengono e per i propri familiari, sia antitetica al discorso fatto. Ma non è così per molti paesi Europei. Germania, Spagna, Svizzera sono alcuni di questi paesi. Danno, infatti, la possibilità di immettere i campioni nel registro internazionale, attraverso Banche cordonali ibride.

Ma perché il cordone è così importante? Perché non scegliere sempre le cellule staminali del sangue di altre fonti come il midollo?

Rispetto ad altre fonti, dal cordone si possono prelevare cellule che hanno un potere immunogenico più basso, cioè che danno meno rigetto se trapiantate. Per questo è fondamentale aumentare il numero di campioni nei registri ed è fondamentale aumentare il numero dei campioni da conservare.

Futura è da tempo sostenitrice di un progetto, la creazione di una Banca cordonale Ibrida Autologa Solidale. Una banca in cui pubblico e privato possano lavorare insieme, creando una vera e propria banca ibrida. Una banca, cioè, in cui le famiglie possano scegliere di conservare per loro stessi ma possano anche avere l’opportunità di immettere i loro campione nel registro nazionale ed internazionale.

L’utilizzo, inoltre, delle cellule mesenchimali in una situazione di infiammazione acuta, come ad esempio nella COVD-19 ci dovrebbe far rivedere le loro possibilità. Il loro potere di abbassare infiammazione è talmente importante che potrebbe essere un aiuto valido anche nei trapianti con cellule staminali del sangue cordonale, per diminuire il rigetto.

Ci auguriamo che tutto questo accada presto. Sebbene, infatti, fino ad oggi non se ne sia parlato approfonditamente,  il sangue del cordone ombelicale potrebbe essere sempre più protagonista. In una situazione di pandemia, come quella che stiamo vivendo, è l’unica fonte disponibile e sicura. Basti vedere i dati Australiani dove sono aumentati i trapianti da cordone a causa della COVD-19. Il limite di numero di cellule contenute rispetto a quelle derivanti da un trapianto di midollo osseo da donatore, si sta superando grazie a delle tecniche per espandere la quantità delle stesse in laboratorio. Lo studio di queste tecniche è arrivato alle fasi finali.

Si tratta dunque di un approccio terapeutico che può e potrà offrire molte possibilità.