Perchè conservare le cellule staminali

Le cellule staminali sono cellule “primitive”, cioè funzionalmente indifferenziate, capaci di dare origine oltre a cellule identiche a sé stesse (capacità di autorinnovamento) anche ad altri tipi cellulari con forma e funzione specifica per i vari tessuti e organi.

Le cellule staminali del sangue del cordone ombelicale:

freccettaSono cellule staminali ematopoietiche, cioè cellule deputate all’emopoiesi, processo attraverso il quale si ha la formazione di cellule che compongono il sangue come globuli rossi, globuli bianchi e piastrine. Questa caratteristica ha permesso di utilizzare il loro potenziale come fonte terapeutica alternativa per curare gravi patologie quali malattie tumorali (leucemia, linfomi ed altri) e patologie non tumorali come talassemia, aplasia midollare e immunodeficienze congenite in pazienti bambini e adulti ma anche malattie metaboliche, o tumori solidi e non legati, perciò, al sangue.

Grazie al notevole progresso che in questi anni la Comunità Scientifica ha ottenuto nella ricerca, il numero di patologie curabili si è ampliato notevolmente. Attualmente sono più di 80 le patologie trattate con le cellule staminali del sangue cordonale nella pratica clinica.

Le cellule staminali del tessuto del cordone ombelicale:

freccettaSono cellule staminali mesenchimali, che per loro definizione sono in grado di moltiplicarsi e differenziarsi in cellule del tessuto adiposo, cartilagineo e osseo ma in laboratorio sono state in grado di trasformarsi anche in cellule del fegato e in cellule del tessuto nervoso. Possono essere ottenute da una porzione particolare del tessuto cordonale, detta Gelatina di Wharton, e l’estrazione di tali cellule prima della crioconservazione garantisce un miglior utilizzo. Solo in questo modo, infatti, una volta scongelate, siamo certi di avere del materiale biologico utilizzabile, come riportato da diversi articoli scientifici tra i quali Chatzistamatiou TK et al. 2014, sulla rivista Transfusion; Fong CY et al. 2016, sulla rivista Journal of Cellular Biochemistry e come riportato dalle nostra responsabile Scientifica Dott.ssa Totta nel 2016 pubblicato sulla rivista Stem Cell Research Therapy. Ad oggi non ci sono dei trattamenti in clinica con le cellule staminali mesenchimali ma ciò non significa che tali cellule non vengano utilizzate. Sono in attivo, infatti, numerosi studi clinici riguardanti diverse malattie che vanno da malattie autoimmuni come la Sclerosi Multipla o il Morbo di Crohn. Vengono utilizzate nei trapianti assieme alle cellule staminali ematopoietiche per evitare il rigetto nei trapianti, ma anche per malattie del sistema nervoso come Parkinson o Alzheimer.

 

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