Anche i papà possono accudire un neonato

bimbi_papalowNella lunga e travagliata storia della paternità l’uomo è diventato più consapevole del suo ruolo e delle sue funzioni.
I bambini oggi più che mai hanno bisogno della presenza e della guida del padre. L’immaginario del papà goffo e spaventato sta diventando un’eccezione piuttosto che la regola. Essere padre possiamo definirlo come il frutto di una ritrovata consapevolezza, psicologica e socioculturale.
L’uomo si sottopone al continuo sforzo di capire i bisogni dei figli, partecipa spesso alle varie necessità giornaliere, gioca e si preoccupa dell’educazione degli stessi, riuscendo ad avere un’interazione sempre più diretta e anche di tipo affettivo. Oggi i ritmi intensi di vita, tra lavoro e casa, rendono inevitabile una maggiore partecipazione del padre.
Ricerche recenti evidenziano che la responsività e la sensibilità del padre verso il figlio e la sua capacità di coinvolgerlo in interazioni diadiche ludiche risulta associata ad una migliore capacità del bambino nella regolazione delle emozioni.
Oggi tale competenza sembra affiancarsi sempre di più a quella materna in quanto essi si occupano anche delle cure primarie assieme alla madre: cure fisiche, allattamento col biberon, cambio del pannolino, bagnetto. Così mentre le madri sono più sensibili e responsive nella sintonizzazione affettiva rispetto al pianto e al distress dei bambini, i padri sono più abili nel sintonizzarsi sulla motivazione degli stessi ad esplorare intraprendendo giochi emotivamente attivanti.
Dal punto di vista del bambino questo comporta che il polo affettivo non è più uno solo ma che sono due fin dall’inizio, la madre e il padre, nelle loro diversità.
Con il padre il bambino ha l’occasione di sperimentare anche l’allontanamento temporaneo della madre; in questo passaggio lento e graduale il padre può offrire sicurezza e stabilità nei momenti di crisi.
Secondo una recente raccolta di ricerche, buona parte degli studi dimostra chiaramente il ruolo vitale che i papà possono svolgere negli anni formativi della vita dei bambini.
Il ruolo del padre inizia sin dal percorso nascita. Il periodo della gravidanza infatti è un periodo di enormi cambiamenti, sia per l’uomo che per la donna. Queste trasformazioni non sono mai facili perché presuppongono la perdita di condizioni conosciute e consolidate. I papà sono più propensi ad accogliere i cambiamenti quando sentono che li possono fare.
Culturalmente si da per scontato che l’uomo accompagni la donna al momento del parto, senza offrirgli nessun tipo di strumento e informazione. Un uomo si coinvolge quando gli viene data importanza, fiducia nelle sue capacità di fare.
In conclusione quindi le basi per un buon inizio nella relazione padre-figlio sta prima di tutto nella partecipazione del futuro padre alle varie fasi della gravidanza, come la presenza agli incontri dei vari corsi pre parto. Una migliore “preparazione” dei padri porterebbe risultati evidenti in termini di bonding e qualità delle relazioni precoci.

Dott.ssa Ostetrica
Sara Gagliano

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