Le cellule staminali ci salveranno gli occhi: novità terapeutiche per le patologie della retina

Le cellule staminali rappresenteranno nel prossimo futuro la nuova frontiera per la cura delle patologie della retina. Un’importante innovazione terapeutica destinata a breve a diventare una concreta realtà. Infatti, questo particolare tipo di approccio non è ancora disponibile nella pratica clinica, ma ne è stato annunciato l’imminente inizio nel corso di “Florentia”, il congresso internazionale di oftalmologia che ha avuto luogo a Firenze durante lo scorso mese di aprile.

Esperti della salute degli occhi a confronto in un appuntamento che ha avuto ampio riscontro mediatico, anche a livello internazionale, durante il quale lo stesso presidente del congresso, il professor Stanislao Rizzo, che è anche primario del dipartimento di oculistica dell’Ospedale Careggi di Firenze, ha delineato le prospettive dell’impiego delle cellule staminali per trattare in maniera efficace e innovativa le patologie retiniche. Un approccio, secondo le stesse parole del professor Rizzo, tra i più attesi dai pazienti affetti da questo tipo di gravi disturbi.

In sostanza, l’innovativa terapia si basa su due principali meccanismi: la sostituzione delle cellule che, a causa della malattia, hanno subito il processo di degenerazione e la funzione trofica per le cellule retiniche residue. Il tutto, grazie ai fattori di crescita ottenuti attraverso le cellule staminali. Diversi trial clinici sono già in corso, ad esempio all’Università della California e al Moorfields Eye Hospital di Londra.

Una nuova speranza che arricchisce il già nutrito panorama di potenziali trattamenti all’avanguardia per le patologie della retina offerti dalle cellule staminali. Proprio a gennaio di quest’anno, infatti, la rivista scientifica Stem Cell Reports ha dato notizia della creazione di una retina coltivata in provetta che è stata in grado di restituire la vista ai topi che rischiavano di perderla del tutto. L’avveniristico esperimento ha avuto luogo presso il Centro di biologia evolutiva dell’Istituto giapponese Riken, grazie al lavoro di un team di scienziati guidati da Masayo Takahashi. Nello specifico, l’esperimento è stato condotto su topi la cui retina era ormai giunta a una degenerazione di stato avanzato, e per la metà di loro il trapianto è stato un successo. Adesso, l’ipotesi è di arrivare in tempi rapidi all’applicazione direttamente sull’uomo: sebbene il processo sia in questi casi destinato a impiegare più tempo, la speranza è che la retina derivata dalle staminali pluripotenti umane possa cominciare a rispondere alla luce già nell’arco di circa 5 o 6 mesi dopo l’avvenuto trapianto.

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