Cellule staminali del sangue cordonale espanse: la felice storia di Chris

staminali_espanseQuando parliamo di trapianto di cellule staminali del sangue del cordone ombelicale utilizzate per la cura di numerose malattie, tra cui i tumori del sangue, la maggiore critica che ad oggi viene mossa e per la quale i trapianti di cellule staminali del sangue del cordone ombelicale raggiungono un numero inferiore rispetto a quelli di cellule staminali del sangue derivanti da altre fonti quali il midollo osseo e il sangue periferico, riguarda il numero totale di cellule che viene estratto e che potrebbe non essere sufficiente per trapiantare un individuo adulto di peso elevato. Le cellule staminali del sangue del cordone ombelicale, tuttavia, rispetto a quelle prelevate da altre fonti hanno delle caratteristiche vantaggiose quali la possibilità di generare un minor rigetto quando trapiantate.
Per tali motivazioni, da anni, sono in corso studi sulla possibilità di espansione cellule staminali del sangue del cordone ombelicale, cioè studi sulla possibilità di aumentare, in laboratorio, il loro numero al fine di garantire l’utilizzo anche su adulti di peso elevato. Questi studi hanno dato ottimi risultati e raggiunto lo status di studi clinici dove, cioè, cellule staminali del sangue del cordone ombelicale sono state espanse, moltiplicate in laboratorio, e utilizzate su pazienti adulti di peso elevato per la cura di diverse malattie con ottimi risultati.
Oggi vi vogliamo raccontare la felice storia di un uomo, Chris Lihosit, che grazie alle cellule del sangue del cordone ombelicale espanse, oggi può dirsi guarito.
Nel 2015 Chris stava affrontando una cura per la leucemia. I dottori di Chris gli dissero che per sconfiggere il cancro aveva bisogno di un trapianto di cellule staminali del sangue derivanti da midollo osseo. Per questa ragione cercarono nel registro internazionale un donatore di midollo osseo compatibile, al fine di affrontare un trapianto di cellule staminali del sangue, unica speranza per la vita di Chris.
Non mi sarebbe mai venuto in mente che non avrei trovato un match, perché ci sono decine di milioni di persone nel registro e nel mondo. Ho avuto solo una persona che è stata ritenuta compatibile con me ed era in un registro nell’Europa orientale. Una volta che hanno finalmente contattato quella persona, loro hanno detto no”.
L’unica speranza di Chris, a quel punto, diventò quella di partecipare ad uno studio clinico effettuato al Seattle Cancer Care Alliance (USA) che utilizzava cellule staminali del sangue del cordone ombelicale espanse.
Chris non era solo un buon candidato per questa terapia: era la sua unica speranza.
Le prime parole che io gli dissi – disse il Dott. Filippo Milano, dottore di Chris e Direttore Associato del Cord Blood Transplantation a Seattle – è che non so quanto sai sul sangue del cordone, non so quanto ti sia stato detto dagli altri, ma stai per avere una buona possibilità qui”.
E una buona possibilità era per quello che stava accadendo nel suo laboratorio.
Milano e i suoi colleghi, infatti, al Seattle Cancer Care Alliance, stavano lavorando all’espansione delle cellule staminali del cordone ombelicale (Fig.1).

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Fig.1 Metodo di espansione cellulare del gruppo del Dott. Milano

Le cellule staminali del sangue cordonale, infatti, nel laboratorio del Dott. Milano vengono espanse e testate in diversi studi clinici, non solo per ottenere più cellule ma anche utilizzate sole o in combinazione con altre terapie per fornire ai pazienti sottoposti a trapianto o chemioterapia per un ponte di combattimento contro le infezioni nell’attesa della ripresa del sistema immunitario. Lo scopo del gruppo del Dott. Milano e del Direttore Dott. Delaney è creare una terapia che possa essere approvata dalla Food and Drug Administration ed esportata in tutto il mondo.
Nel caso di Chris l’unità di sangue del cordone ombelicale utilizzata derivò da un donatore anonimo. Tale unità venne espansa, e quando raggiunse un numero sufficiente, Chris fu sottoposto al trapianto e ad oggi non solo è guarito ma è diventato un sostenitore della conservazione del sangue del cordone ombelicale.
In molti casi, infatti, anche in America la mancanza d’informazione fa sì che il 90 percento del sangue cordonale finisca per essere gettato.
Chris vuole che anche altre persone sappiano che il sangue cordonale può salvare la vita.
Ho un tipo di tessuto insolito, il che significa che una sola persona al mondo era compatibile con me, ma non ci sono solo io là fuori. C’è un’intera popolazione di persone che stanno cercando un donatore compatibile. Stanno cercando il loro miracolo”.
Ci sentiamo concordi con Chris e con tutte le persone che stanno lavorando per la diffusione scientifica sull’importanza della conservazione delle cellule staminali del sangue del cordone ombelicale come fonte per la cura di numerose malattie e fiduciosi nel dire che anche l’ostacolo del numero di cellule staminali estratte dall’unico prelievo effettuato per il cordone ombelicale sia uno step che a breve verrà superato e che porterà le cellule staminali del sangue del cordone ombelicale ad essere una fonte sempre più valida per la cura di tante malattie.

Fonti:
q13fox.com
www.fredhutch.org

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Patologie curabili

Il primo trapianto di cellule staminali del sangue cordonale è stato effettuato nel 1988 in un paziente…

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