Assobiotec: cellule staminali cordonali verso una nuova realtà italiana

assobiotecIl taglio del cordone ombelicale, gesto antico e primo gesto di separazione tra madre e figlio, porta ad avere del materiale biologico che un tempo era considerato inutile e gettato. Oggi, invece, il cordone ombelicale ha assunto un valore inestimabile. Il cordone ombelicale, infatti, è ricco di cellule staminali che offrono una speranza di cura per molti individui malati di leucemia o affetti da patologie genetiche ereditarie del sangue, come l’anemia di Fanconi.
Ad illustrare, numeri alla mano, i progressi e i vantaggi registrati da questa nuova possibilità terapeutica, è la Dott.ssa Karen Ballon, oncologa presso la divisione di Onco-Ematologia del Cancer Center dell’Università della Virginia, la quale fa il punto sui traguardi raggiunti, sulle sfide da superare e sulle prospettive future offerte dal trapianto di cellule staminali del cordone ombelicale, nel suo articolo pubblicato il mese scorso sulla rivista internazionale Stem Cells Translational Medicine.
La Dott.ssa Ballon, oltre ad illustrarci i progressi scientifici che approfondiremo nella prossima news, ci fa riflettere come negli Stati Uniti siano circa 700.000 i cordoni donati nel circuito della Sanità Pubblica, ma più di 4 volte tanto quelli donati in ambito privato, a conferma della sensibilità della popolazione in merito alle malattie ematologiche e alla conseguente necessità di non trascurare ogni possibile risorsa curativa. Ci sottolinea, inoltre, che in alcuni stati europei, esiste un sistema di banche di conservazione di cellule staminali cordonali dette “ibride” ossia una strategia innovativa per utilizzare donazioni private in siti pubblici, dove cioè una famiglia può optare per una conservazione privata in una banca pubblica (o viceversa).
In Italia cosa è permesso fare in termini di conservazione delle cellule staminali del cordone ombelicale? Sul territorio del nostro stato, possono esser presenti esclusivamente Banche Pubbliche di conservazione adibite alle donazione solidaristica o alla donazione autologa familiare (cioè una conservazione privata ma a spese del nostro stato in caso di patologie certificate). Il nostro stato, inoltre, vieta la costituzione sul territorio pubblico di banche private ma garantisce, tuttavia, la possibilità di conservarle privatamente dando il permesso al trasferimento in Banche Estere Private.
Questo tipo di regolamentazione, tuttavia, ha spesso fatto discutere e in occasione della Giornata mondiale del cordone ombelicale che si è celebrata il 15 novembre 2017, Il Dott. Riccardo Palmisano, presidente di Assobiotec, ha espresso la sua opinione ritenendo i tempi scientificamente maturi per ripensare a quella legge.
Il Dott. Palmisano, infatti, afferma: “È tempo di ammettere che, per garantire a tutti di conservare i cordoni donati, occorra ripensare alla legge che in Italia vieta di immagazzinare privatamente le staminali cordonali, creando, come accade in altri Paesi, una partnership pubblico-privata che consenta di salvare questo patrimonio mettendolo, a seconda delle scelte della partoriente, a disposizione dei figli o di chiunque altro ne avesse necessità”.
Continua, poi, a parlare dell’importanza della conservazione delle cellule staminali del cordone ombelicale, di quante malattie possono essere curate oggi con queste cellule e, inoltre, afferma: “da un sondaggio commissionato da Assobiotec a Ispo-Istituto per gli studi sulla pubblica opinione, è emersa la mancanza di consapevolezza da parte della cittadinanza sull’importanza della conservazione di questa miniera d’oro per la salute umana. Occorre quindi agire informando in modo più capillare la popolazione“.
Riguardo, poi, alla necessità di rivedere il quadro normativo: “l’obiettivo – precisa il presidente di Assobiotec – è quello di potersi appoggiare su biobanche all’avanguardia che raccolgano in maniera centralizzata i campioni provenienti dalle strutture ospedaliere e che siano in funzione 24 ore al giorno e 7 giorni su 7. Oggi accade che di fatto oltre il 95% dei cordoni disponibili non viene utilizzato, e anche quelli che riescono ad arrivare nelle banche cordonali pubbliche sono oggetto di una valutazione così stringente che circa l’80% non viene utilizzato. Tale valutazione stringente non è determinata da reali motivi tecnici o sanitari ma dal fatto che la capienza delle banche pubbliche è ormai ridotta al minimo. A tutto ciò si somma la questione legata all’orario del parto e alla formazione del personale sanitario: è impensabile che in alcune strutture ospedaliere d’eccellenza le speranze della conservazione siano legate al turno di lavoro dell’unica ostetrica formata in materia, o che si debba partorire solo in alcuni orari per avere la speranza che il proprio materiale possa essere preso in considerazione“.
L’attenzione sull’argomento, l’importanza dello stesso e la volontà di parlare di aggiornamento della nostra realtà Italiana ci fa ben sperare in un futuro maggiormente all’avanguardia dove informazione, ricerca, clinica e opportunità di conservazione possano essere le stesse già esistenti in molti paesi europei.

Fonti:

www.nbi.nlm.nih.gov

www.adnkronos.com

Patologie curabili

Il primo trapianto di cellule staminali del sangue cordonale è stato effettuato nel 1988 in un paziente…

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